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TAI / APRÈS COUP- DISCHIUSURE

Chiara Bettazzi, Emanuele Becheri, Daniela De Lorenzo, Elena ElAsmar, Carlo Guaita, Paolo Meoni, Anna Rose, Andrea Santarlasci


Un’esposizione -non è certo il caso di dirlo- è lì aproporre degli oggetti, a offrirci delle immagini.Ma un’ esposizione è anche, a sua volta e in quantotale, un’immagine. Una cornice, di tempo e di luogo,che delimita l’area che ci troviamo ad osservare

Giulio Paolini

Après coup (dischiusure) 1 si concentra su 8 artisti delle ultime generazioni: Carlo Guaita (Palermo, 1954), Daniela DeLorenzo (Firenze, 1959), Andrea Santarlasci (Pisa, 1964), Paolo Meoni (Prato, 1967), Emanuele Becheri (Prato, 1973),Chiara Bettazzi (Prato, 1977), Elena El Asmar (Firenze, 1978), Anna Rose (Massachusetts, USA, 1982), operanti nelterritorio ma con alle spalle una ricerca riconosciuta, sia pur secondo differenti misure, a livello nazionale e, in alcunicasi, non solo nazionale. Nonostante gli evidenti scarti generazionali esistenti tra i diversi artisti, la mostra non sipropone come una ricognizione sulla scena regionale degli ultimi vent’anni: Toscana vale qui, infatti, non comeartificiosa rivendicazione di una presunta specificità territoriale ma come semplice indicazione e delimitazione di unluogo in cui nascono e si dispiegano linguaggi e poetiche capaci di misurarsi con il panorama artisticocontemporaneo. Le opere proposte, edite ed inedite, pongono al loro centro il paesaggio urbano, l'architettura e lesue trasformazioni, ma anche, a livello più metaforico, i concetti di anacronismo, resto, traccia, intervallo... etestimoniano la capacità dei singoli artisti di relazionarsi con uno spazio industriale dismesso.

Sorto nei primi anni del 1900, l'ex Lanificio Lucchesi non si presenta come un asettico spazio espositivo che tende adannullarsi in favore del contenuto, ma come un luogo in cui, ancor prima di offrirsi alla vista, in quanto tali, le opere, sidanno a vedere, contestualizzandosi. Proprio per questo, ancor prima di realizzare i propri lavori o pensare ad unaloro possibile localizzazione, gli artisti in mostra hanno dovuto misurarsi con la sua irriducibile preesistenza. Più cheinserirsi mimeticamente in una cornice data, le loro opere sembrano, infatti, aggiungersi o sottrarsi ad essa,contribuendo con ciò a fondare nuovi luoghi per lo sguardo.

E' il caso delle opere di Anna Rose, giovane artistaamericana che si fotografa ripetutamente in immobili dismessi, che paiono duplicare, in una sorta di mise en abyme,lo spazio stesso che -in questa occasione- le ospita (autorappresentazioni celate che lasciano intuire il senso di "unanudità intima, sotterranea", che si installa, in maniera sempre precaria, instabile e azzardata in ambienti disastrati,come in attesa della "fine di un incantesimo"2) o di quelle fotografiche di Paolo Meoni, artista da sempre attento alletrasformazioni urbane delle periferie cittadine, i cui video pongono l'attenzione sullo spazio del mutamento,assumendo il volto di una sovrapposizione tra ciò che non è più e ciò che che non è ancora o di Chiara Bettazzi cheripropone in immagini fotografiche di grande formato, porzioni decontestualizzate del proprio studio, anch'essoricavato in un ex spazio industriale, popolato da oggetti desueti e inservibili, trovati e perduti, fantasmi di oggettid'affezione che mostrano tutto il sex appeal dell'inorganico.

Decisamente più metaforici gli interventi di Daniela De Lorenzo, Andrea Santarlasci ed Elena El Asmar nelle cuiricerche si intrecciano temi e motivi soggetti a costanti approfondimenti. Nella opere di Andrea Santarlasci, incostante equilibrio tra emozionalità e concettualità, emergono esplicitamente oltre alle relazioni tra naturale eartificiale, visione e rappresentazione, meccanismi visivi di sdoppiamento e riflessione... che miranoprogressivamente a modificare, la dimensione spaziale e contestuale. Accostando, senza soluzione di continuità,l’immagine al suo doppio al suo inverso o ad una proliferazione di simili, Santarlasci proietta l’identico “nell’ambitodella differenza”, mostrandoci l’enigmatica “gemmazione del molteplice all’interno dell’uno” (R. Kraus). In Daniela DeLorenzo il desiderio di "creare una cosa che sia contemporaneamente due cose" ha condotto l'artista a sostituire ilparadigma spaziale del suo precedente lavoro, con un paradigma temporale, maggiormente capace di accogliere alproprio interno l’ipotesi della metamorfosi.

Da tempo per De Lorenzo, molteplice non è più sinonimo di ciò che ècomposto da molte parti ma di ciò che è piegato in molti modi. Nel suo lavoro tutto tende, infatti, a duplicarsi ed acomplicarsi per tornare a vivere più di una volta. Le sue stesse foto mostrano après coup e con l’evidenza di 'immaginicristallo' che la sua stessa scultura -declinata ripetutamente come abito, spoglia, involucro di un corpo sottratto allavista- “ex-siste nella dimensione del possibile e non già sopprimendola”(M. Cacciari). Abitare la distanza sembraessere l'aporetico intento che muove la ricerca di Elena El Asmar, artista di origine libanese, nelle cui installazioni ladistanziazione -continua riscoperta della distanza e dell'alterità- si rovescia paradossalmente in una modalitàdell'approssimarsi che ci colloca contemporaneamente dentro e fuori, vicino e lontano rispetto all'opera stessa, in unluogo in cui L’esercizio del lontano rende plausibile la trasfigurazione di vetri avvolti in trame arabescate, in una sortadi paesaggio capace di restituire, “il sogno fenicio” dell'artista: l'apparenza intermittente di uno sfavillante paesaggiomedio-orientale sospeso in un interno occidentale dismesso.

Minimi e interstiziali, infine, gli interventi di Carlo Guaita ed Emanuele Becheri: Guaita propone, da una parte, una sortadi atlas di hangar e capannoni industriali che fanno specularmente il paio con una serie di frontespizi e indici di libri difisica, geologia e filosofia mentre, dall'altra, gioca con una sorta di trasfigurazione e riedizione mentale di alcuni di essi,in scala fortemente ridotta: maquettes fantasma che assumono le remote vesti di sculture minimaliste, realizzate conla grazia e la sprezzatura di un bricoleur intellettuale che, prolunga, attraverso immagini video, il gioco tra interno edesterno, pieno e vuoto e, tramite interventi plastici, quello tra piedistallo e scultura (sulla scia di una infinitatematizzazione brancusiana). Becheri, infine, tramite Beaux arts, sorta di anomalo, inusitato, ready-made, frutto di unfortuito ritrovamento, pare voler indagare una dimesione interstiziale del tempo e dello spazio, che prendeesplicitamente corpo a partire dalla nozione di resto, una dimensione che informa, sia pur in maniera indiretta, anchela serie di fotografica Hauntology. Qui, sopprimendo nello spazio rappresentato ogni indicatore che permette di creareun effetto di congruenza con lo spazio topologico di chi guarda, l'artista autonomizza e libera lo stesso spazio dirappresentazione. Il taglio praticato dalle foto trasforma, infatti, la spazialità preliminare a tal punto che, visivamente,queste opere possono essere esposte sia in orizzontale che in verticale, senza che la loro plausibilità o la loroenigmaticità si dissolva.

A ben vedere non c’è un tema che sostenga l’operazione dall’esterno, così come non c’è un unico filo rosso che lapercorra integralmente: se essa resiste, è solo in virtù di una compresenza di motivi che, come in una partituramusicale, si irrobustiscono vicendevolmente sovrapponendosi e intrecciandosi l’un l’altro per dar vita ad un'immagineo -come scrive Paolini- a una cornice, di tempo e di luogo, che delimita l’area che ci troviamo ad osservare.

Attraversamento mentale di uno spazio abbandonato più che sua mera utilizzazione Après coup (dischiusure) non vuolemodellare una prospettiva unica dello sguardo ma, eludendo preventivamente l’obbligo di adeguare l’opera al contestoo di ridurre quest’ultimo a semplice sfondo, tende a inaugurare uno spazio di transito. La mostra parla a più voci, perrestituire oltre il verbo essere delle produzioni individuali dei singoli artisti, l’accadere plurale di un evento che si realizzanel suo stesso farsi e trae senso primariamente dal rapporto con il luogo che la ospita.

E' in quest' ottica che la mostra, in anticipo rispetto alla data dell'inaugurazione, sarà visitabile già in fase diallestimento, trasformando dunque lo stesso montaggio in una sorta di cantiere aperto che testimoni il suo work inprogress.


Immagini della mostra Apès Cup

immagini della mostra

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