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TAI / RESIDENCE

WORKSHOP Obiettivi su Nervi | con Rebecca Digne a cura di Alessandro Gallicchio _Premesse e contesto operativo

Il progetto laboratoriale nasce da alcune riflessioni maturate da SC17 all’interno del tessuto industriale pratese ed è l’estensione territoriale e metodologica di un asse di ricerca che da qualche anno si sta sviluppando in seno all'associazione. Questo lavoro spazia dalle ricerche d'archivio alla riappropriazione dello spazio a fini progettuali, passando sorprendentemente per l'osservazione minuziosa dei più curiosi tra i comportamenti operai contemporanei. Il triplice terreno d'azione, che lega studio, osservazione e produzione, consente di mettere in risalto alcune peculiarità che attraversano il tempo, delle attitudini alla trasformazione del luogo di lavoro in spazio vitale. Nella continuità di questo approccio e nell'idea di partecipare alla creazione condivisa, si è deciso di proporre Obiettivi su Nervi, un workshop che non aveva l'intenzione di allestire uno spazio dismesso ma di attivarlo dall'interno attraverso uno scambio di saperi. L'area che è stata presa in esame è l'Ex-Anonima Calamai, una fabbrica progettata dal celebre architetto Pier Luigi Nervi. TAI ha deciso di ricorrere alla Video Art per attivare un discorso interattivo tra l'architettura e le sue molteplici interpretazioni, ponendo numerosi quesiti: è ancora possibile, con una distanza storico-critica oggettiva, riattivare questo luogo stimolandolo dall'interno? La rioccupazione di questo scheletro può accelerare una presa di coscienza del patrimonio industriale pratese da parte della cittadinanza? L'arte può solleticare l'architettura? Una fabbrica abbandonata può essere trasformata in uno "spazio attivo" altro rispetto ai già consolidati progetti di recupero museale o allestitivo?


_Processo esperienziale e metodologia

L’apertura dei lavori è coincisa con l’inizio della TAI Residence, la prima tappa di un progetto in divenire che intende ospitare artisti internazionali negli spazi di Corte Via Genova 17 a Prato. Questa edizione ha proposto un formato ibrido, una residenza artista-curatore di Rebecca Digne (artista) e Alessandro Gallicchio (curatore), stabili a Parigi. L’interesse di associare l’attività laboratoriale a quest’esperienza risiede nelle similarità delle due operazioni, ossia nella volontaria ri-occupazione e ri-attivazione di spazi industriali. La ricerca dello sconfinamento di ruolo si è consolidata nel workshop, che ha coinvolto nove partecipanti, selezionati in seguito al lancio di una call aperta al pubblico. Prendendo a modello i processi d’ibridazione, si è così cercato di associare sessioni dedicate alla ricerca e al confronto, determinate dalla voluta passività dei partecipanti, a momenti di abbandono, nei quali il posizionamento (o il ri-posizionamento) di ogni membro del gruppo richiedeva una ridefinizione di equilibri. Visite a spazi indipendenti, incontri con artisti, lectures e ateliers di lettura hanno affiancato momenti di analisi, deambulazione e videoripresa della fabbrica. Nei contenuti, l’orientamento del workshop andava nella direzione di un rifiuto del concetto di sublime applicato alla rovina architettonica e, soprattutto, nell’opposizione al romanticismo esasperato suscitato dalla scoperta di architetture abbandonate. Da qualche anno, infatti, la feticizzazione dell’urbano e l’eroticizzazione della periferia hanno promosso pratiche di ripresa (video)fotografica radunate, genericamente, sotto l’etichetta di #RuinPorn. La riflessione sulla sterilità della pornografia dell’immagine post-catastrofica ha indotto il gruppo ad allontanarsi da approcci voyeristi per privilegiare il fare collettivo attraverso una chiave di lettura inedita: il gioco.



_Risultato

Il risultato del workshop è un’opera video intitolata FAREDISFARE di Alessandra Frosini, Lori Lako, MOM3NTO (Miriam Bettarini e Franco Spina), Bärbel Reinhard, Serena Rosati e Tatiana Villani, accompagnato da un intervento site-specific di Adriana Amoruso.

I partecipanti, autorganizzati, hanno realizzato questo video collettivo con l’aiuto di Rebecca Digne. L’interesse del lavoro non risiede esclusivamente nell’immagine proiettata e installata all’Ex-Anonima Calamai ma nel processo di creazione, nelle tensioni che ha generato e nelle scelte radicali apportate durante la fase di selezione e montaggio.


Ex-Fabbrica Anonima Calamai

Visita della fabbrica e atelier lettura dedicato a Rebecca Solnit, A Field Guide to Getting Lost, London, Penguin Books, 2005), lavoro di ricerca personale





















Conversazione con EVA SAUER