TAI habitat
La Calvana – Cavagliano
L’edizione invita a leggere la Calvana come ecosistema condiviso, in cui si intrecciano memorie, paesaggi, e in cui convivono specie diverse. Il progetto si è sviluppato attraverso itinerari, tavoli di lavoro, sopralluoghi ed eventi di restituzione che hanno mostrato una ricerca annuale.
Con Habitat, la rovina industriale non
è più letta come segno di degrado, ma come spazio vivo: una riserva naturale in trasformazione, attraversata da processi di adattamento e autoregolazione.
L’attenzione del progetto di ricerca si è progressivamente spostata dal concetto di archeologia industriale a quello di paesaggio naturale ferito, ponendo la vitalità dei luoghi, e non la loro fine, alla guida della ricerca di TAI.
Dall’idea di “riappropriarsi” delle industrie abbandonate, auspicandone una riqualifica, il progetto è giunto alla consapevolezza che quelle stesse architetture — rimaste scheletro — sono oggi ugualmente parte della natura e del suo ecosistema.
Una volta abbandonate, sono diventate casa per altri esseri: è la natura ad essersi riappropriata del proprio spazio, creando nuovi habitat per specie diverse dalla nostra, con le quali siamo chiamati a convivere.
TAI, sempre più consapevole di questo spostamento, ha adeguato il proprio vocabolario a una visione più sistemica: da riappropriazione, a rigenerazione, a riattivazione, a riconnessione.
Il concetto di riattivazione temporanea, che ha condotto alla realizzazione del progetto di catalogazione Industrial Heritage Map nel 2015, ha permesso di sviluppare negli anni un’attenzione crescente verso l’ascolto multilivello dello spazio, favorendo una progressiva apertura a processi partecipati e collaborativi.
L’edizione 2024 è stata quella che più di tutte ha marcato questo salto concettuale. Ampliando un modello di ricerca già messo in campo nelle precedenti edizioni, ha promosso una serie di tavoli di lavoro aperti che hanno coinvolto figure professionali diverse, capaci di espandere la comprensione del contesto preso in esame.
Il Monte Maggiore, teatro dell’edizione 2024, è stato approfondito da un punto di vista biologico, geologico, naturalistico e faunistico attraverso percorsi aperti di esplorazione territoriale.
Simbolo di questo passaggio è stato il Diario di Vetta, progetto editoriale nato dal gruppo di lavoro TAI 2024 e depositato in copia unica nel tabernacolo in cima al Monte Maggiore in occasione dell’itinerario proposto da TAI En plein air. I partecipanti all’itinerario, posti in ascolto del luogo, sono stati invitati a lasciare un proprio pensiero in modo libero.
L’approccio alla ricerca proposto da TAI 2024 è stato rilanciato nell’edizione 2025, dal titolo Habitat, dedicata al borgo antico e disabitato di Cavagliano: un agglomerato di case sulle pendici della Calvana, rimaste disabitate dal secondo dopoguerra.
Il progetto, sviluppato in tre macro fasi, ha preso avvio da un gruppo di lavoro eterogeneo composto da Chiara Bettazzi, Ilaria Moscardi, Saverio Osso, Alice Bini, Noemi Scaperrotta e Arianna Lucherelli, coinvolgendo diverse realtà attive sul territorio della Calvana: CAI Prato Sez. E. Bertini e T.A.M. — Tutela Ambiente Montano, A.S.S.C. — Associazione Salvaguardia e Sviluppo Calvana, G.A.O. — Gruppo Archeologico l’Offerente, Associazione Acquerino Cantagallo, Croce Rossa Prato.
La prima e più ampia fase di ricerca ha visto il gruppo di lavoro aprirsi alle sollecitazioni multidisciplinari fornite dalle realtà coinvolte. Tramite tavoli di lavoro aperti, sopralluoghi, itinerari e momenti di confronto, la ricerca ha accolto informazioni provenienti da diversi ambiti disciplinari, creando un archivio di materiali, testimonianze e conoscenze utili alla successiva fase di divulgazione e rielaborazione poetico-visiva.
L’aspetto divulgativo, centrale in questa edizione, riprende la continua necessità archivistica di TAI, portata avanti negli anni. L’intento di ridurre la distanza tra la rovina rurale e l’esperienza della comunità presente si è manifestato nella successiva fase di rielaborazione poetica, attivata anche attraverso una Call for Creatives rivolta a giovani artiste e artisti under 35.
La call ha permesso di ampliare il processo di ricerca attraverso sguardi sensibili e restituzioni visive capaci di stimolare legami etici ed emotivi con l’habitat in cui siamo immersi. Le artiste e artisti selezionati — Enrico Budri, Rebecca Ceccatelli, Caterina Piccini, Francesca Zanardi e Tina Squillace — hanno sviluppato lavori a partire da Cavagliano, intrecciando pratiche di ascolto, raccolta, archiviazione, narrazione e relazione con il paesaggio.
Un primo momento pubblico del percorso è stato condotto da Francesca Zanardi e Tina Squillace nei pressi della Chiesa di San Biagio, a Cavagliano, attraverso una sessione di ascolto collettivo che ha coinvolto i partecipanti in una pratica di riconnessione all’ecosistema della Calvana.
La restituzione finale dell’edizione, Vibrazioni Calvana, si è conclusa negli spazi di SC17, nella Corte di Via Genova. Il progetto espositivo ha raccolto i lavori realizzati dagli artisti e dalle artiste durante il percorso, insieme ai contributi forniti dalle associazioni attive sul territorio e dagli archivi privati integrati alla ricerca. In questo senso, la mostra ha assunto la forma di un ulteriore tavolo di lavoro pubblico, un dispositivo narrativo e corale capace di mettere in dialogo opere, documenti, memorie e testimonianze intorno alla Calvana e a Cavagliano.
Scopri la restituzione finale di
TAI Habitat 2025
VIBRAZIONI CALVANA
Intervista a Agnese Santi Veterinaria dell’Associazione A.S.S.C.
Intervista a Louise Wright su Edifici e Piani Urbanistici Ecologici
Intervista a Andrea Vannini Biologo Ambientale sul fenomeno dell’estinzione dell’esperienza
Documentazione trekking a Cavagliano in collaborazione con C.A.I. Club Alpino sez. Emilio Bertini
Calvana: Casa Bastone, Cavagliano, Monte Maggiore
Documentazione della sessione di ascolto collettiva con le artiste Zanardi e Squillace a Cavagliano
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