Vibrazioni Calvana ed.2
Vibrazioni Calvana nasce durante l’edizione di TAI Habitat 2025 come progetto di ricerca legato all’area protetta della Calvana, per poi svilupparsi progressivamente in modo autonomo. Si configura come un’indagine sull’archeologia del paesaggio.
Il 19 e 20 settembre 2026, Vibrazioni Calvana ha
inaugurato il programma di TAI 2026 — Paesaggi
multispecie con due giornate dedicate all’esplorazione
della Calvana attraverso il rapporto tra cielo e terra.
Un paesaggio tra cielo e terra
Con Vibrazioni Calvana, l’avvio del programma 2026 ha coinvolto Poggio Castiglioni, la Bucaccia e Sant’Anna Vecchia. Arte, astronomia, archeologia e speleologia sono diventate strumenti complementari per leggere un territorio nel quale natura, storia e presenza umana si
intrecciano.
Il paesaggio è stato attraversato osservando ciò che si trova sopra e ciò che si conserva sotto la sua superficie: la volta celeste, le rocce, le cavità naturali, le architetture, le rovine e le tracce lasciate nel tempo dalle comunità. Le due giornate hanno alternato cammino, osservazione, ascolto e conversazione, coinvolgendo artisti, archeologhe, astrofili, speleologi e partecipanti nella costruzione di un’esperienza condivisa.
De-sidera
Azione artistica partecipativa di Francesca Zanardi e Tina Squillace
La sera di sabato 19 settembre, a Poggio Castiglioni, le artiste Francesca Zanardi e Tina Squillace hanno realizzato l’azione partecipativa De-sidera, trasformando l’osservazione della volta celeste in un’esperienza di ascolto, immaginazione e relazione.
A ogni partecipante è stato affidato un grande telo quadrato, realizzato con tessuti recuperati dagli scarti dell’industria tessile pratese. Distesi sul terreno, i teli hanno costruito una costellazione temporanea di spazi individuali: luoghi dai quali osservare il cielo, sostare nel paesaggio e rivolgere lo sguardo verso un desiderio.
Il termine desiderio, nella sua origine latina de-sidera, richiama infatti il gesto di guardare le stelle, interrogandone l’assenza o attendendo un segno. Nell’azione artistica questo significato è stato reinterpretato come possibilità di orientare lo sguardo verso ciò che ancora non è visibile e di
interrogare il proprio rapporto con il presente, con gli altri e con il paesaggio.
Al termine dell’osservazione, ogni partecipante ha lasciato sul proprio telo una traccia realizzata con pittura fosforescente. I singoli segni sono stati successivamente collegati attraverso un filo d’argento, dando forma a una grande installazione collettiva: una costellazione luminosa, un cielo disteso sulla terra. L’opera conserva la memoria dell’esperienza e delle relazioni costruite durante l’incontro, mettendo simbolicamente in dialogo la volta celeste con il paesaggio della Calvana.
Il cielo dall’alto della città
La serata è proseguita con l’intervento di POLARIS APS — Associazione Astrofili Prato.
Attraverso telescopi, osservazioni dirette e momenti di approfondimento, i partecipanti sono stati accompagnati alla scoperta della Luna, delle stelle e di Saturno.
L’osservazione astronomica ha aperto una riflessione sul rapporto tra cielo e territorio e sul modo in cui gli astri hanno orientato le comunità umane, contribuito alla misurazione del tempo e alimentato, nel corso dei secoli, racconti, immagini e forme di conoscenza. Guardare il cielo dalla Calvana ha permesso di sperimentare una diversa percezione dello spazio e del tempo, mettendo in relazione la dimensione individuale dell’osservazione con quella collettiva dell’esperienza.
Sentieri di archeologia del paesaggio
Domenica 20 settembre il progetto è proseguito con un percorso a piedi da Poggio Castiglioni verso Sant’Anna Vecchia, condotto dalle archeologhe dei Laboratori Archeologici San Gallo. Sentieri, boschi, insediamenti e architetture sono stati osservati come documenti della storia del territorio. Attraverso gli strumenti dell’archeologia del paesaggio, la passeggiata ha permesso di leggere la Calvana come un archivio stratificato, costruito nel tempo dall’interazione tra ambiente, attività umane e forme dell’abitare.
Il percorso si è concluso presso la chiesa di Sant’Anna Vecchia, dove l’archeologia dell’architettura ha consentito di riconoscere nelle murature le tecniche costruttive, i materiali e le successive trasformazioni dell’edificio. La lettura della chiesa ha fatto emergere anche le relazioni sociali, economiche e territoriali che hanno contribuito a modellare il paesaggio circostante.
Un’esperienza condivisa del territorio
Vibrazioni Calvana ha restituito il paesaggio come uno spazio vivo, attraversato da tempi e presenze differenti. L’osservazione degli astri, la geologia, la storia degli insediamenti, le architetture e l’azione artistica hanno contribuito a costruire una lettura comune della Calvana.
Le due giornate hanno aperto il percorso di TAI 2026 — Paesaggi multispecie, invitando i partecipanti a osservare il territorio non come uno sfondo immobile, ma come un sistema complesso di relazioni, memorie e trasformazioni.
La seconda edizione di Vibrazioni Calvana è inserita in TAI 2026
TAI PAESAGGI MULTISPECIE
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