Vibrazioni Calvana

Vibrazioni Calvana nasce durante l’edizione di TAI Habitat 2025 come progetto di ricerca legato all’area protetta della Calvana, per poi svilupparsi progressivamente in modo autonomo. Si configura come un’indagine sull’archeologia del paesaggio. 

Vibrazioni Calvana nasce come restituzione finale di TAI Habitat 2025 e, al tempo stesso, come nuovo punto di partenza: un dispositivo espositivo e archivistico per continuare a interrogare il territorio come paesaggio vivo, stratificato e collettivo.

Vibrazioni Calvana nasce nel corso di TAI Habitat 2025 come progetto di ricerca dedicato all’area protetta della Calvana, sviluppandosi successivamente in modo autonomo.

Si configura come un’indagine di archeologia del paesaggio che intreccia dimensioni ecologiche, storiche e sociali, mettendo in relazione pratiche artistiche e territorio.

Il progetto si fonda su un approccio ibrido e multidisciplinare, in cui ricerca, esperienza diretta e pratiche contemporanee si incontrano. Ne deriva un percorso che si muove tra archivio e presente, memoria e percezione, in dialogo costante tra paesaggio, habitat e comunità. Il progetto mette in collaborazione varie figure professionali ed è portato avanti da SC17 in collaborazione con Lorenzo Vacirca e [ZSD].

Vibrazioni Calvana è il progetto espositivo nato come restituzione finale di TAI Habitat 2025, l’edizione di TAI—Tuscan Art Industry dedicata al borgo di Cavagliano e alla sua relazione con il paesaggio della Calvana.

A cura di SC17, [ZSD] e Lorenzo Vacirca, il progetto raccoglie e mette in dialogo gli esiti di un anno di ricerca nato dall’intreccio tra sopralluoghi, tavoli di lavoro, interviste, materiali d’archivio, testimonianze e pratiche artistiche.

Più che una mostra conclusiva, Vibrazioni Calvana si configura come un dispositivo narrativo corale: un luogo di confronto in cui opere, documenti, memorie private, ricerche territoriali e contributi associativi convivono su uno stesso piano di lettura.

Negli spazi di SC17, nella Corte di Via Genova, il progetto espositivo ha accolto i lavori delle artiste e degli artisti selezionati tramite open call — Enrico Budri, Rebecca Ceccatelli, Caterina Piccini, Francesca Zanardi e Tina Squillace — insieme ai materiali messi a disposizione dalle realtà che hanno accompagnato la ricerca.

Il percorso ha riunito prospettive differenti ma profondamente connesse: la memoria rurale di Cavagliano, la storia delle esplorazioni speleologiche, le pratiche di tutela ambientale, gli archivi fotografici familiari, le ricerche archeologiche, gli studi naturalistici e le narrazioni più laterali e misteriose che attraversano la Calvana.

Il titolo Vibrazioni Calvana restituisce proprio questa costellazione di energie, risonanze e presenze. Il progetto non cerca di ricostruire un’unica storia del luogo, ma di far emergere una pluralità di tracce: materiali, visive, orali, geologiche, affettive.

Cavagliano non viene osservato come rovina muta o come residuo del passato, ma come ambiente ancora attivo, capace di generare relazioni, domande e nuove forme di attenzione.

All’interno del percorso espositivo, i contributi delle associazioni e degli archivi hanno assunto un ruolo centrale. L’Archivio Silvestro Bardazzi ha permesso di riattraversare Cavagliano attraverso rilievi, fotografie e materiali di indagine legati alla lettura del paesaggio costruito; l’Archivio Lanfredini—Tassi ha restituito immagini della vita del borgo e della Chiesa di San Biagio tra gli anni Trenta e Cinquanta; la Collezione Giuseppe Centauro ha aperto un ulteriore sguardo sulle radici archeologiche e territoriali della piana pratese; il Centro Ricerche Prato ha portato in mostra documenti e immagini legati al Caso Marniano e all’impresa speleologica nella Grotta di Sant’Anna Vecchia; il G.A.O. — Gruppo Archeologico l’Offerente e l’Unione Speleologica Pratese hanno contribuito a leggere la Calvana come palinsesto stratificato, tra memoria carsica, ricerca archeologica e tutela del territorio.

A questi materiali si sono intrecciate le opere degli artisti e delle artiste coinvolte, capaci di tradurre il rapporto con Cavagliano attraverso linguaggi e sensibilità differenti: dalla raccolta di elementi naturali alla costruzione di archivi poetici, dalla finzione documentaria alle pratiche di ascolto collettivo, fino alla relazione tra corpo, soglia, paesaggio ed energia. In questo dialogo, l’arte non interviene come semplice restituzione formale, ma come strumento di mediazione, capace di connettere discipline, generazioni e comunità diverse.

La scelta di dedicare a Vibrazioni Calvana uno spazio autonomo nasce dalla natura stessa del progetto. La mostra non ha rappresentato soltanto il momento finale di TAI Habitat 2025, ma ha reso evidente la necessità di continuare la ricerca intorno a Cavagliano e a questa specifica area della Calvana. L’interesse e la partecipazione dimostrati dalle associazioni e comunità coinvolte, insieme alla ricchezza dei materiali rinvenuti, hanno aperto un campo di indagine magmatico, in cui ulteriori vicende devono ancora essere raccontate e nuove narrazioni ancora essere scritte.

C’è ancora molto da dire: sui paesaggi che cambiano, sulle memorie che riaffiorano, sulle forme di tutela dal basso, sulle storie private che diventano patrimonio comune.

Vibrazioni Calvana diventa così un archivio aperto e un punto di ripartenza, uno spazio in cui continuare a raccogliere, connettere e rendere visibili le molte presenze che abitano la Calvana.

Scopri l’edizione da cui nasce
Vibrazioni Calvana.

TAI HABITAT 2025

Archivio Lanfredini Tassi – Il Borgo di Cavagliano

TAI Habitat 2025 – Vibrazioni Calvana

Intervista a Siro Menicucci del Centro Ricerche Prato – Sezione Ufologi

Le acquasantiere della Calvana di Enrico Budri

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